Quando i giovani di Albenga prendevano le licenze da militare per coltivare l’asparago violetto

Chissà dov’è finita la mia tesina, quella che avevo scritto per diventare giornalista professionista. Parlavo, primi anni 90, della coltivazione dell’asparago violetto nella Piana di Albenga. Non era la storia dell’asparago violetto, ma era la storia di come si coltivava dai primi del ‘900 sino al alla metà degli anni 70. Avevo intervistato un agricoltore albenganese della vecchia generazione, Mario Facollo, personaggio unico, lingua tagliente, grande conoscitore della storia e dei personaggi della vecchia Albenga. Mario, tutto in dialetto, rigorosamente, mi raccontava che suo papà era di fine ‘800 ed aveva attraversato i mari di mezzo mondo prima di tornare ad Albenga. Era la memoria storica di Albenga, conosceva le tecniche di coltivazione, conosceva la storia delle famiglie che, dalla Val Polcevera o dal Veneto erano arrivate nella Piana così le migrazioni delle varie epoche.

Torniamo agli asparagi, quello violetto, vera eccellenza dell’orticoltura albenganese e vedremo dopo il perché, quando affronteremo il discorso dei geni e della genetica. Mario mi raccontava di quando era giovane e di quando erano giovani tante generazioni di Albenganesi. All’epoca la coltivazione dell’asparago violetto era molto, ma molto più diffusa di oggi e quindi ci volevano mani e braccia possenti per portare la sabbia del Centa dalla foce ai campi, perché la sabbia del Centa aveva era finissima, finendo in mare assorbiva anche il salino. All’epoca, non come oggi, non c’erano trattori, motocarri, camioncini, la sabbia raccolta in mare si portava nei campi o con i carri tirati dai cavalli o con le carriole. I giovani in servizio militare prendevano le licenze proprio nel periodo in cui bisognava portare la sabbia dalla foce ai campi. Non solo, c’era bisogno di scaldare i campi e per questo c’erano i cascami di cotone. Bisogna pensare che Albenga era una grande Piana, in gran parte malarica, dove accanto all’orticoltura si coltivava cotone. Parliamo di un periodo storico dove bisognava essere autarchici, bisognava produrre in Italia tutto, compreso il cotone per cercare di fare i tessuti senza la dipendenza dall’estero. I cascami di cotone servivano per le asparagete. Personalmente lo ricordo, perché nei primi anni ‘60 abitavo in via Savona, zona Pontelungo. Via Dalmazia non era come oggi un grande viale di condomini, ma uno sterrato che portava al mare, con grandi appezzamenti di terreno coltivati ad asparagi e carciofi. A volte, a marzo e ad aprile, che da casa mia si sentisse puzza di fumo. Erano i campi di asparagi che prendevano fuoco, letteralmente. Succedeva, infatti, che i cascami di cotone, che venivano bagnati per aumentare il loro potere calorico e scaldare quindi il terreno per favorire la crescita degli asparagi, prendessero fuoco per autocombustione, per la fermentazione del cotone, e il fumo si propagasse nelle case della zona. Oggi quegli inconvenienti non esistono più, anche perché l’estensione di asparagete sono veramente minime, basti pensare che nel 1970 il violetto d’Albenga era coltivato su 143 ettari che si sono ridotti, nel 2000 a meno di 10.  Eppure l’asparago, quello violetto di Albenga ha la possibilità di ritornare a quei tempi, ha un grande potenziale economico, soprattutto in un momento dove le eccellenze del territorio tornano ad essere protagoniste.

CENNI BOTANICI

L’Asparago Violetto di Albenga, è una varietà particolarmente pregiata dell’Asparagus officinalis. La sua origine si deve ad una probabile ibridazione tra le due specie spontanee A. scaber e A. officinalis nel XVII secolo ed ad una selezione attenta e meticolosa da parte degli agricoltori albenganesi, che eliminarono le caratteristiche meno nobili come il gusto amaro e il diametro piccolo dei turioni, esaltando invece il colore viola intenso, il gusto delicato, la grande dimensione dei turioni.

Proprio a causa di questa selezione fatta singolarmente dalle diverse famiglie di asparagicoltori, erano numerosissime le tipologie di Asparago Violetto che venivano coltivate ad Albenga, che si differenziavano per dimensione dei turioni e per intensità di colore.

Purtroppo l’abbandono della produzione ha fatto si che ormai solo poche famiglie mantengono viva la tradizione di selezionare i propri asparagi e per ciò molte tipologie sono andate irrimediabilmente perse.

L’Asparago Violetto così come giunto a noi si caratterizza per i turioni viola intenso, il calibro elevato, lo scarsissimo contenuto di fibra, il gusto leggermente dolce e delicato, l’apice molto chiuso, le bratte grandi e particolarmente aderenti. L’asparago Violetto d’Albenga è una varietà unica al mondo. Le sue caratteristiche difatti sono profondamente legate al suo patrimonio genetico che ne preser- va la purezza e ne garantisce inimitabili- tà: possedendo 40 cromosomi anziché 20 come tutti gli altri asparagi, il Violetto non può difatti, incrociarsi con altre varietà.

L’imperatore della Piana d’Albenga

Se il carciofo spinoso è il “re” della Piana di Albenga, l’asparago violetto ne è, senza ombra di dubbio, l’imperatore. Vero protagonista di numerosi pranzi di stato (è stato più volte nei menù del Quirinale, compreso il pranzo per la Regina Elisabetta, qualche decina di anni or sono), presidio Slow Food, è utilizzato dagli chef stellati, compreso quel Mauro Colagreco, tre stelle Michelin a Mentone, che ogni settimana, in stagione, riceve da Albenga mazzi di asparagi. Il suo colore strano non dipende dalla tecnica di coltivazione, ma è legato al suo patrimonio genetico: possiede 40 cromosomi anziché 20 come tutti gli altri asparagi, e questo fatto ne garantisce la purezza. Il Violetto, infatti, non può incrociarsi con altre varietà (i figli sarebbero sterili) e quindi non può imbastardirsi.  Eppure, in Liguria, questa varietà, che negli anni Trenta del Novecento era coltivata su più di 300 ettari è quasi completamente abbandonata.

Ed è proprio per valorizzarlo che Cia Savona lancia la prima filiera dell’asparago violetto. Un progetto ambizioso, che mette assieme coltivatori, trasformatori, ristoratori. Luca Lanzalaco, agrotecnico, agricoltore e produttore di asparago, oltre che membro della giunta Cia è il coordinatore del progetto: “Non possiamo certo invitare le aziende ad abbandonare altre produzioni per puntare su una monocultura dell’asparago violetto, ma certo possiamo consigliare di dedicare parte dell’azienda all’asparago”, suggerisce. 

L’iniziativa, promossa in collaborazione con l’ente di formazione Cipa.At, ha ottenuto un importante finanziamento nell’ambito del Psr ed è tesa a valorizzare e diffondere la conoscenza di uno dei prodotti maggiormente identitari del territorio ingauno. Ancora Lanzalaco: “L’importanza del progetto sta nel mettere allo stesso tavolo produttori, ristoratori e trasformatori, creando così un valore aggiunto all’asparago. Per prima cosa ci sarà un nuovo packaging di riconoscimento”.

Mauro Sandri, artigiano trasformatore con Albenga in tavola..Gourmet, ha aderito al progetto: “Sarà un modo per inventare nuovi prodotti e dare un valore aggiunto all’asparago. Al momento è utilizzato nelle torte verdi, ma nulla vieta di studiare sughi e patè che, con la garanzia di essere a base di asparago violetto, sono convinto avranno buoni riscontri sul mercato”. Soddisfatta anche Monica Maroglio, fiduciaria della Condotta Slow Food del Ponente, che da sempre lavora per promuovere l’asparago violetto: “Sono convinta che l’averlo protetto con il Presidio Slow Food sia servito in questi anni, adesso si va oltre e, ovviamente, non posso che esserne contenta”.

«Siamo molto soddisfatti per aver avviato e progettato questa nuova filiera – spiega Mirco Mastroianni, presidente provinciale della Cia di Savona -: l’asparago violetto rappresenta un patrimonio enorme per il nostro territorio, non solo da un punto di vista produttivo e di commercializzazione, ma anche sotto il profilo culinario e storico. Inoltre, riuscire ad unire i coltivatori e i ristoratori permetterà una valorizzazione e promozione più incisiva ed efficace».

«L’asparago violetto – commenta Osvaldo Geddo, direttore di Cia Savona – è senz’altro un prodotto locale, ma è ben conosciuto al di là dei confini della Liguria e, con una promozione e valorizzazione efficace, potrà avere ancora più successo tra i consumatori e una più vasta commercializzazione, a beneficio di tutti. Per sostenere il progetto e lanciare con forza la filiera stiamo anche elaborando una campagna di comunicazione che possa ampliare i partecipanti alla filiera, in particolare nel settore della ristorazione».

Cresce la filiera dell’Asparago Violetto di Albenga

Cresce la filiera dell’Asparago Violetto di Albenga, che riunisce storici produttori della piana albenganese, trasformatori e ristoratori. Il 6 novembre scorso produttori e ristoratori si erano riuniti per lo start up del programma, approvato dalla Regione Liguria e finanziato dal Psr, Piano Sviluppo Rurale.

Grazie all’ente di formazione Cipa.At della Confederazione Italiana Agricoltori, titolare del progetto, si era partiti con la costituzione ufficiale del gruppo di cooperazione e l’obiettivo di creare una mappatura genetica del prodotto oltre a un packaging e marchio territoriale unico che potesse essere promosso e valorizzato in maniera strutturale e unitaria.

Nonostante il periodo di lockdown, il progetto è andato avanti, coordinato da Luca Lanzalaco, agrotecnico, agricoltore e produttore di asparago, e membro della giunta Cia. È stato condotto uno studio scientificosull’Asparago Violetto che, mediante una tecnica molecolare di isolamento e analisi di differenti regioni di dna, chiamate microsatelliti o Ssr (Short sequence repeats), ha permesso di individuare dei profili genetici unici, che consentono una identificazione univoca del prodotto.

Grazie a questo studio e al processo derivato si può ora distinguere, per via scientifica, il Violetto d’Albenga da altri asparagi. Da ciò discende la possibilità di valorizzare l’unicità del prodotto medesimo attraverso un nuovo sistema di packaging, ovvero un nuovo e definito marchio specifico.

Luca Lanzalaco ci spiega come si è sviluppata l’iniziativa.

Come è nata l’idea di realizzare una filiera sull’Asparago Violetto?

La realizzazione della filiera dell’Asparago Violetto è la naturale conclusione, ma anche un inizio, del percorso che già da anni, anzi possiamo dire decenni, gli asparagicultori di Albenga, facenti parte del presidio Slow Food, hanno intrapreso. La coltivazione dell’asparago è un vero è proprio viaggio che tutti noi svolgiamo trovando spesso ostacoli di ogni genere, ma fare un viaggio in buona compagnia è decisamente meglio che da soli… Oggi più che mai è necessario saper fare rete e mettere insieme le capacità di ognuno di noi per superare le difficoltà e traguardare gli obbiettivi che abbiamo sia in campo professionale che sociale. La filiera dell’asparago può e deve essere un esempio tangibile di come unendosi tra imprenditori di vari settori si possa fare qualcosa di buono per il settore e il territorio. Gli agricoltori hanno un prodotto di vera eccellenza, i ristoratori possono essere il veicolo ideale come richiamo del turismo agroalimentare e i laboratori di trasformazione sono quelli che devono declinare il prodotto fresco per farlo apprezzare in ogni sua forma.

Si è creato un primo gruppo di cooperazione, come è stato il lavoro in questi primi mesi?

Questi mesi sono stati principalmente dedicati a quello che è il lavoro di progettazione e di “tessitura” della rete. Come spesso accade è stata l’occasione per conoscersi meglio, confrontarsi, scontrarsi e arrivare a conclusioni oggettive e utilissime. Soprattuto è stata l’occasione per stringere nuovi contatti e rendersi conto di quanto siano interessanti realtà diversissime con le quali si condividono numerosissimi punti di vista. Parlo del laboratorio di genetica di Trieste e del dottor Cavazzoni che è un concentrato di simpatia e di cultura mitteleuropea, e ci ha aperto gli occhi su moltissimi aspetti. Penso che codificando il Dna dell’Asparago Violetto ha forse codificato anche un pò lo spirito albenganese…

Cosa si intende per trasformatori e perché è importante unire produttori e ristoratori?

Trasformatori sono tutti quelli che dal prodotto fresco realizzano un prodotto lavorato, sia questa una semplice crema all’asparago oppure più complicati prodotti come pasta fresca ripiena o torte di verdure: sono coloro che hanno la possibilità di dimostrare la spiccata versatilità dell’Asparago Violetto in cucina, in quanto è possibile realizzare una cena tutta a base di asparago, dall’antipasto fino al dolce. Unire buoni produttori e bravi cuochi, non dico chef di proposito, è come unire nitro e glicerina… I programmi di cucina, tanto di moda di questi tempi, hanno insegnato più di tutto una cosa, con buoni ingredienti escono ottimi piatti. Ecco perché i ristoranti hanno un ruolo essenziale nel diventare veicoli dei prodotti del territorio e da fare da anello di congiunzione tra turismo e produzioni locali.

Obiettivi, possibilità e sviluppo della filiera produttiva?

L’obbiettivo principale è quello di far aumentare la produzione dell’asparago e di chi lo consuma, creare un sistema virtuoso in cui il prodotto buono, pulito e giusto (mantra di Slow food) diventi ambasciatore di un intero territorio. Quello che maggiormente differenzia Albenga ed entroterra è proprio l’asparago, che ha rischiato anche l’estinzione: oggi siamo in pochi irriducibili che teniamo duro e che crediamo fortemente in questo prodotto davvero unico e speciale. Vogliamo che il resto del territorio si riappropri di quello che è a tutti gli effetti l’ortaggio più importante e singolare che il comprensorio albenganese possiede. Siamo attualmente quattro aziende iscritte al presidio Slow Food e alla Cia provinciale, abbiamo già trovato diverse aziende che hanno sposato la nostra causa e che hanno espresso la volontà di impegnarsi seguendo un rigido disciplinare per produrre asparagi. Nello stesso tempo i ristoratori, che da anni comprano il prodotto da noi, hanno voluto sostenerci affiancandoci nel progetto e molti altri hanno già dato la loro disponibilità per far parte a pieno titolo nella nuova filiera. Ugualmente due importanti laboratori di trasformazione sono già nel gruppo di cooperazione e non è escluso che ne aderiscano a breve altri. Insomma, un processo di unione e di rete che sta proseguendo con successo, nel nome dell’Asparago Violetto.

Agriturismo: Cia Savona, successo per project work “Italian Riviera Experience”

Al termine dell’evento lo show cooking dedicato all’Asparago Violetto

Un evento che ha unito il turismo green alle eccellenze agroalimentari del nostro territorio. E’ quello che si è svolto questa mattina nei giardini Berrino, davanti al palazzo comunale di Alassio: prima la presentazione ufficiale del project work di “Italian Riviera Experience”, con il video promozionale sul turismo green e la nuova brochure interattiva degli agriturismi e specialità legate all’asparago, in seguito lo speciale show cooking sull’Asparago Violetto d’Albenga, che vede proprio Cia-Agricoltori Italiani Savona protagonista di un innovativo progetto di filiera, con produttori, trasformatori e ristoratori. 

Le imprese agrituristiche aderenti a Cia sono state interpreti della storyboard sulle straordinarie potenzialità del turismo “green”: dall’hiking al food, dal trekking, all’arrampicata in falesia, passando per le eccellenze agroalimentari del territorio, in particolare olio e vino. “E’ stato uno dei risultati del corso ‘Italian Riviera Experience’ con il quale E. L. Fo Liguria ha svolto la formazione degli imprenditori nel campo della promozione attraverso i new media dei prodotti turistici esperienziali in collaborazione con Cia” ha sottolineato Antonello Tabbò, presidente Elfo Liguria. 

Si è svolta la presentazione dello speciale video (IL VIDEO A QUESTO LINK: https://youtu.be/q7M3YvRa5mw): insieme è stata illustrata la nuova mappa-cartina con tutti gli agriturismi Cia specializzati e collegati alle aziende che effettuano vendita diretta di olio e vino, una brochure completa con tutte le strutture ricettive agrituristiche della provincia di Savona che sarà distribuita negli IAT savonesi, a partire da quello di Alassio, negli eventi promozionali (fiere, workshop, etc..) e divulgata in tutti i circuiti turistici.

“Sport, natura, relax ed eccellenze gastronomiche unite in una nuova e unica offerta turistica – riassume Angelo Galtieri, vice sindaco e assessore al Turismo del Comune di Alassio -. Per questo è indispensabile una sinergia operativa tra enti, territorio e aziende, così come garantire gli strumenti formativi necessari agli operatori agrituristici per essere al top nel mercato. Il Comune di Alassio, questa amministrazione, ha da subito creduto nell’importanza di queste collaborazioni e questi sono i primi risultati di un lavoro coordinato e fattivo”. 

“Come racconta il video promozionale abbiamo un paesaggio naturale che consente di praticare attività outdoor, come trekking, mtb, cicloturismo, arrampicata, nuoto in mare, vela, surf e diving ma anche di passare una vacanza in totale relax sulle spiagge dei borghi costieri. Alcuni comprensori savonesi, ad esempio, sono ormai riconosciuti da anni a livello internazionale per gli sport all’aria aperta 12 mesi all’anno. Molti agriturismi aderenti a CIA acquistano anche prodotti dalle aziende agricole, da allevamenti e cantine del territorio” affermano Mirco Mastroianni e Osvaldo Geddo, presidente e direttore CIA Savona. 

“Il turismo azzurro-verde rappresenta la risposta più efficace per la Fase 3 post Covid-19, dove sarà necessario offrire più opportunità rispetto al tradizionale soggiorno balneare. Durante l’emergenza sanitaria il settore agrituristico ha sofferto molto, ma ora ci sono le basi e le possibilità di un suo rilancio e consolidamento nel mercato turistico, come dimostra anche questa importante iniziativa promozionale, supportato da produzioni locali di eccellenza e qualità” aggiungono Mastroianni e Geddo.  

L’evento promozionale si è concluso con uno speciale show cooking dedicato all’Asparago Violetto d’Albenga, nell’ambito di un progetto di valorizzazione e promozione che ha visto presenti chef di fama internazionale, grandi protagonisti di dimostrazioni di cucina del territorio interpretata con metodi innovativi, a base di questo prodotto, vera eccellenza della piana albenganese. Lo chef stellato Massimo Viglietti, ex “Il Palma” di Alassio e ora chef stellato Michelin a Roma, e lo chef Fabio Degrada del ristorante “Lamberti” di Alassio, aderente al progetto di filiera dell’Asparago Violetto di Albenga, hanno stupito ed entusiasmato i presenti lavorando a flambé. 

“L’Asparago Violetto è una occasione davvero importante di sviluppo economico nell’agricoltura e nella ristorazione d’eccellenza che potrà proporre piatti esclusivi e davvero speciali: l’attrattiva agroalimentare che porteremo nella nostra offerta grazie alla nuova filiera dell’asparago avrà un significativo richiamo turistico” affermano ancora Mastroianni e Geddo.

https://www.cia.it/news/notizie/agriturismo-cia-savona-successo-project-work-italian-riviera-experience/ 

Turismo ed eccellenze agroalimentari con lo speciale show cooking sull’Asparago Violetto

Le imprese agrituristiche aderenti alla Confederazione Italiana Agricoltori sono state interpreti della storyboard sulle straordinarie potenzialità del turismo “green”

Alassio / Albenga | Un evento che ha unito il turismo green alle eccellenze agroalimentari del nostro territorio, quello che si è svolto questa mattina nei giardini Berrino, davanti al palazzo comunale di Alassio. Alla presentazione ufficiale del project work di “Italian Riviera Experience”, con il video promozionale sul turismo green e la nuova brochure interattiva degli agriturismi e specialità legate all’asparago, è seguito uno speciale show cooking sull’Asparago Violetto d’Albenga, che vede proprio CIA Savona protagonista di un innovativo progetto di filiera, con produttori, trasformatori e ristoratori.

Le imprese agrituristiche aderenti alla Confederazione Italiana Agricoltori sono state interpreti della storyboard sulle straordinarie potenzialità del turismo “green”: dall’hiking al food, dal trekking, all’arrampicata in falesia, passando per le eccellenze agroalimentari del territorio, in particolare olio e vino. “È stato uno dei risultati del corso “Italian Riviera Experience” con il quale E. L. Fo Liguria ha svolto la formazione degli imprenditori nel campo della promozione attraverso i new media dei prodotti turistici esperienziali in collaborazione con CIA” ha sottolineato Antonello Tabbò, neo presidente Elfo Liguria.

Si è svolta la presentazione dello speciale video: insieme è stata illustrata la nuova mappa-cartina con tutti gli agriturismi CIA specializzati e collegati alle aziende che effettuano vendita diretta di olio e vino, una brochure completa con tutte le strutture ricettive agrituristiche della provincia di Savona che sarà distribuita negli IAT savonesi, a partire da quello di Alassio, negli eventi promozionali (fiere, workshop, etc..) e divulgata in tutti i circuiti turistici.

Il turismo esperienziale, legato ai prodotti enogastronomici locali, rappresenta la nuova frontiera del mercato che vede unire le potenzialità del nostro territorio nell’ambito della “vacanza green”: outdoor e discipline sportive, attrattive culturali e paesaggistiche, oltre alle specialità agroalimentari.

“Sport, natura, relax ed eccellenze gastronomiche unite in una nuova e unica offerta turistica – riassume Angelo Galtieri, vice sindaco e assessore al Turismo del Comune di Alassio -. Per questo è indispensabile una sinergia operativa tra enti, territorio e aziende, così come garantire gli strumenti formativi necessari agli operatori agrituristici per essere al top nel mercato. Il Comune di Alassio, questa amministrazione, ha da subito creduto nell’importanza di queste collaborazioni e questi sono i primi risultati di un lavoro coordinato e fattivo”.

Ma non è finita qui, infatti l’evento promozionale si è concluso con uno speciale show cooking dedicato all’Asparago Violetto d’Albenga, nell’ambito di un progetto di valorizzazione e promozione che ha visto presenti chef di fama internazionale, grandi protagonisti di dimostrazioni di cucina del territorio interpretata con metodi innovativi, a base di questo prodotto, vera eccellenza della piana albenganese.

Lo chef stellato Massimo Viglietti, ex “Il Palma” di Alassio e ora chef stellato Michelin a Roma, e lo chef Fabio Degrada del ristorante “Lamberti” di Alassio, aderente al progetto di filiera dell’Asparago Violetto di Albenga, hanno stupito ed entusiasmato i presenti lavorando a flambé. Il vice sindaco di Alassio Angelo Galtieri e il sindaco di Albenga Riccardo Tomatis sono stati coinvolti nello show cooking con grembiuli e cappelli dell’Asparago Violetto, sotto la guida degli chef e per il divertimento dei presenti, ed hanno dato il loro contributo all’evento promozionale.

“L’Asparago Violetto è una occasione davvero importante di sviluppo economico nell’agricoltura e nella ristorazione d’eccellenza che potrà proporre piatti esclusivi e davvero speciali: l’attrattiva agroalimentare che porteremo nella nostra offerta grazie alla nuova filiera dell’asparago avrà un significativo richiamo turistico” affermano ancora Mastroianni e Geddo.

https://www.albengacorsara.it/2020/06/22/turismo-ed-eccellenze-agroalimentari-con-lo-speciale-show-cooking-sullasparago-violetto/

Ecco l’identità scientifica dell’Asparago Violetto di Albenga

Albenga. Nonostante il periodo di lockdown, il nuovo progetto CIA Savona con la creazione di una innovativa filiera produttiva è proseguito spedito: stiamo parlando dell’Asparago Violetto d’Albenga, una delle nostre eccellenze agroalimentari, fiore all’occhiello della produzione della piana albenganese.

La raccolta dell’Asparago Violetto inizia a marzo ed arriva a fino a fine giugno: da qui nasce l’appellativo di “Verdura dei Santi”, in quanto le date di inizio e conclusione della raccolta sono ricordate nei giorni di celebrazioni di Santi importanti. Si inizia il 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe, e si finisce con una grande festa il 24 giugno, giorno in cui si ricorda San Giovanni Battista.

La nuova filiera mette assieme per la prima volta produttori, ristoratori e trasformatori, con l’obiettivo di creare un filo diretto “dal produttore al consumatore finale”: una iniziativa che segue la strada maestra di progetti di cooperazione dedicati a filiere corte e locali.

Luca Lanzalaco, agrotecnico, agricoltore e produttore di asparago, oltre che membro della Giunta CIA, è il coordinatore delle attività progettuali della filiera.

Nell’ambito del progetto, finanziato con il fondo PSR regionale e realizzato per iniziativa di CIA Savona tramite l’ente di formazione Cipa.At, è stato condotto uno studio scientifico che, mediante una tecnica molecolare di isolamento e analisi di differenti regioni di DNA, chiamate microsatelliti o SSR (Short Sequence Repeats), ha permesso di individuare dei profili genetici unici, che consentono una identificazione univoca del prodotto.

Grazie a questo studio ed al processo derivato si può ora distinguere, per via scientifica, il Violetto d’Albenga da altri asparagi. Da ciò discende la possibilità di valorizzare l’unicità del prodotto medesimo attraverso un nuovo sistema di packaging, ovvero un nuovo e definito marchio specifico.

Lo studio di identificazione scientifica, realizzato in partnership fra Dna Biolab srl di Trieste e Fem2 – Ambiente di Milano, consente, da oggi in poi, anche attraverso verifiche a campione sulle produzioni annuali, di promuovere, sostenere e proteggere il grande valore derivante dalle caratteristiche distintive del Violetto di Albenga; la ripetibilità tipica del metodo scientifico permette inoltre, attraverso la possibilità di analisi su altre produzioni, di tutelare l’unicità e preservare l’autenticità del prodotto da eventuali pratiche scorrette, di qualsiasi genere, che possano trarre in inganno il consumatore finale.

“Tali caratteristiche, che sono strettamente correlate alle particolari condizioni di microclima e di composizione sabbiosa dei terreni della piana di Albenga in cui l’asparago violetto è coltivato, ne fanno una varietà unica al mondo, praticamente inimitabile” afferma il team scientifico protagonista dello studio. I suoi preziosi turioni esprimono diverse proprietà biologiche: antifungine, antimutagene, antitumorali e antivirali”.

“E’ un cibo buono e sano, è un ingrediente importante nelle diete ipocaloriche, apporta qualità equilibrate di vitamine, sali minerali ed oligoelementi essenziali per il buon funzionamento cardiaco e del sistema nervoso; presenta una forte attività diuretica per l’elevato apporto di potassio/azoto (200/2,5) ed è perciò consigliato per stimolare l’attività dei reni; favorisce anche la pulizia intestinale” conclude il team scientifico al quale è stato commissionato lo studio.

L’identificazione scientifica, basata sulle analisi di tipo biogenetico, associata ad un marchio territoriale di riferimento rappresentano due passaggi fondamentali nel progetto di filiera e per la stessa promozione e valorizzazione dell’Asparago Violetto.

Ad ora è operativo un gruppo di cooperazione per la nuova filiera: a breve è prevista la nascita di un vero e proprio Consorzio o Associazione: “La sinergia operativa di storici produttori della piana albenganese, trasformatori e ristoratori di qualità è senz’altro un percorso virtuoso e di grande novità nel settore. Anche i laboratori artigianali avranno un ruolo operativo e siamo certi di poter ampliare i partecipanti al progetto: infatti, nonostante la crisi provocata dall’emergenza Coronavirus, è rimasta intatta la fiducia e la consapevolezza della portata di questa nuova filiera” sottolinea il presidente provinciale CIA Savona Mirco Mastroianni.

“L’Asparago Violetto può rappresentare un esempio concreto di rinascita e nuovo sviluppo economico nell’agricoltura e nella ristorazione d’eccellenza che potrà così proporre ricette esclusive e davvero speciali: una attrattiva agroalimentare che avrà anche una forte valenza turistica” conclude Mastroianni.

Da un punto di vista culinario la varietà dell’Asparago Violetto presenta straordinarie caratteristiche: morbida e burrosa, quasi per nulla fibrosa, delicata e più dolce al gusto, meno aggressiva all’olfatto è particolarmente adatta per accompagnare cibi delicati come i pesci e le carni bianche, oppure per entrare da protagonista in ricette raffinate e prelibate.

Ecco l’identità scientifica dell’Asparago Violetto di Albenga